Source: https://unsplash.com/@enginakyurt

Articolo originariamente pubblicato sul mio profilo LinkedIn.

Questo articolo riflette la mia esperienza personale in un contesto privilegiato di lavoro da remoto durante la pandemia. Mi sento quindi in dovere di analizzare questo privilegio, analizzandone cause ed effetti, e di condividerne i risultati a scopo informativo.

La mia è una domanda molto privilegiata, però ampiamente legittima.

Da dipendente privato in remote working, rinchiuso nella mia tana a causa del COVID-19 da inizio Marzo 2020, che impatto vedo sulle mie finanze?

Circa tre anni fa, ho iniziato a tracciare ogni movimento, spesa o entrata che fosse, e a catalogarla (in automatico con Excel, ovviamente 😎). Stipendio, spese di tutti i giorni, rimborsi, crediti, debiti… Essenzialmente, ogni mese aggiorno quello che ritengo sia il mio balance sheet personale.

Mi trovo quindi con lo strumento perfetto per rispondere a questa privilegiatissima domanda, senza fermarmi a una risposta povera (“Sì!” “No… 😔”), ma analizzando nel dettaglio quali voci del budget abbiano generato il risparmio (o maggiori costi!) e perché.

Ne parlo perché, sebbene l’argomento possa essere interessante in sé per sé, vorrei anche mostrare quanto il remote working (non illudiamoci, il 99.9% in Italia non ha accesso allo smart working) non sia puramente uno strumento di work-life balance, ma anche di significativo benessere economico per il dipendente.

Ok, ho parlato anche troppo. Andiamo subito ai risultati:

I risparmi (cioè i soldi che mi rimangono in tasca ogni fine mese) sono aumentati del 24.8% in termini assoluti nel 2020 rispetto al medesimo periodo del 2019. Un risultato incredibile, che lo diventa ancora di più guardando alla differenza di stipendio netto nello stesso lasso di tempo: -5.6%. In totale, la mia capacità di risparmio mensile (cioè l’ammontare risparmiato rispetto allo stipendio netto) è quindi aumentata in media del 32.3%.

Sono cifre che fanno riflettere. In 8 mesi esatti, ho infatti risparmiato una mensilità di stipendio circa in più, guadagnando mezza mensilità in meno. A parità di stipendio, avrei risparmiato 1.5 mensilità in più rispetto al 2019.

Mi è difficile capire in che misura questi numeri siano dovuti alla quarantena forzata (da bravo residente della Lombardia) e quanto siano dovuti al lavoro da remoto in sé per sé. Anche rimanendo conservativi e ipotizzando un 50 e 50, è comunque significativo l’impatto del lavoro da casa sul balance sheet personale.

Torniamo però ai risparmi e allo stipendio. Perché sono cambiati così tanto?

No ristoranti, no viaggi, no shopping, più soldi. Lo sapevate?!

Cito Corrado Guzzanti nel titolo qui sopra per nascondere il più possibile l’ovvietà delle cause dietro questi fantastici surplus di budget. Guardiamo i dettagli delle diverse macro-categorie di spesa (Marzo — Ottobre 2020 rispetto al medesimo periodo del 2019):

Anche qui, come era forse ovvio, quasi tutte le voci di spesa si sono fortemente ridotte nel periodo di quarantena e post-quarantena estiva. In particolare:

  • Servizi (affitto, bollette, tasse varie, etc.): unica voce in aumento. Nonostante sia soltanto un incremento del ca. +4%, è la categoria più alta per valore assoluto e quindi un aumento importante. Come mai? Facile: luce e gas. A quanto pare, sei stai sempre a casa consumi tanto…
  • Trasporti (auto, metro, treni, etc.): la fortissima riduzione (-53%) non è dovuta soltanto ai minori spostamenti via treno per tornare a Roma da parenti e amici, ma anche al mancato rinnovo dell’abbonamento dei mezzi del Milanese. Non dovendo più andare in ufficio e “possedendo” (i.e. noleggiando a lungo termine) un mezzo proprio, l’abbonamento ATM rimane per ora ridondante.
  • Cibo (spesa, ristoranti): anche in questo caso, il -46.8% totale va destrutturato tra ristoranti e spesa al supermercato vera e propria. Infatti, a fronte di un aumento della spesa di ca. +5%, anche grazie ai buoni pasto altrimenti usati per i pranzi in ufficio, la voce di costo dei ristoranti è calata del 71%! Ovviamente in un contesto non pandemico mi aspetterei una riduzione più conservativa, ma sottolineerei che anche una variazione totale del 30% sarebbe fortemente significativa.
  • Prelievi: poco da dire. In una società sempre più cashless, personalmente prelevo soltanto per il calcetto settimanale e poche altre faccende, tutte fortemente impattate (se non addirittura azzerate) dalla quarantena.
  • Shopping: pessimo risultato per l’economia internazionale, ma ottimo per il risparmio. La variazione a ca. -53% è in buona parte dovuta ai vestiti, sicuramente meno necessari (addio cravatte! 😁), e solo in parte bilanciata dagli acquisti per la postazione da lavoro remoto e svaghi vari per sopravvivere alla noia delle nostre quattro mura.
  • Tempo libero (vacanze, visite, eventi, etc.): qui ho trovato una riduzione più moderata del previsto (-28%), principalmente per motivi psicologici. Non avendo speso, visitato o visto niente nei primi 6 mesi dell’anno, ho speso di più durante l’estate. Come è giusto che sia.
  • Salute: la cifra a livello assoluto è bassa e poco importante, ma è interessante notare che ovviamente ci sono conseguenze anche a questo livello. Niente sport, lenti a contatto, certificati e, perché no, influenze gratuite grazie alla folla del vagone della metro delle 18.05 di Lunedì sera. Il risultato è ovvio con un netto -85%.

Adesso, a Novembre 2020, i pesi delle varie voci di spesa sono quindi molto diversi. Dove prima il cibo e i trasporti (37%) erano quasi equiparabili ad affitto e bollette (44%), ora sono assai inferiori (rispettivamente 25% e 63%).

Stipendio

In precedenza ho mostrato come il mio stipendio netto sia calato di ca. il 6%.

Il motivo è molto semplice: dove prima entravo e uscivo dall’ufficio con il badge, ora sono più flessibile. Il sistema della timbratura è antico e assai strano per certe mansioni, ma ha il grande vantaggio di calcolare in automatico (quantomeno nelle aziende intellettualmente oneste, e qui grande applauso a Generali) la quantità di straordinari e di renderne l’approvazione molto semplice. Lavorando da remoto lo scenario cambia, perché, se da una parte faccio meno straordinari rispetto ai circa 30 minuti giornalieri pre-COVID, dall’altra li traccio anche meno frequentemente.

Il risultato finale è quindi questo netto -6%.

p.s. Che a casa forse io sia più produttivo? Chi l’avrebbe mai detto che dormire di più migliorasse la produttività… 🙂

Conclusione

Il risparmio annuale generato da una modalità di lavoro completamente remota o smart sembra quindi essere per me significativo e onestamente irrinunciabile.

Per mettere i risparmi in prospettiva, un risparmio di € 1.000 investito in azioni potrebbe valere più di € 7.000 lordi dopo 30 anni, e ca. € 30.000 lordi in 50 anni (ipotizzando dei rendimenti storici nominali al 7% — ne parlo anche qua). Questo per sottolineare quanto questa modalità di lavoro possa essere una fonte di benessere, specialmente per le generazioni più giovani in grado di sfruttare a pieno l’interesse composto (che, come forse disse una volta Einstein, è “l’ottava meraviglia del mondo”).

In un paese dove la disoccupazione, l’economia stagnante, e l’evasione a livelli vergognosi hanno un impatto costante sulla capacità di risparmio, specialmente per noi giovani, questi risultati indicano chiaramente la solidità delle soluzioni di remote e smart working. Non come opzione da concedere per grazia divina una volta a settimana, ma come il nuovo standard. Considerando anche il risparmio lato azienda, il minore impatto ambientale di tutte le parti coinvolte e la possibile rivitalizzazione dei piccoli centri abitati (tutti elementi che in questo articolo ho fortemente ignorato, ma che si tradurrebbero in valore aggiuntivo per tutti), il “Nuovo Normale” è uno scenario di gran lunga superiore all’obsoleto pendolarismo urbano.

L’ufficio è quindi obsoleto? Ovviamente no. Rimarrà sempre il bisogno per un luogo di incontro professionale, lavoro a stretto contatto e socializzazione tra colleghi. Ma non facciamo l’errore di pensare che sia qualcosa di più di una freccia all’arco delle risorse aziendali, che come tali vanno sfruttate nel modo corretto senza abusarne.

Non si lasci quindi lo smart working come soluzione di emergenza per pandemie & catastrofi affini.

Rendiamola un’opzione alla pari dell’ufficio.

Un nuovo standard.

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